Il passaggio dalla parquet
alla panchina, gli elementi alla base di un campionato indimenticabile ed i
tanti grazie di un allenatore che, al suo esordio su una panchina di categoria,
ha sorpreso tutti. “Sono sicuro che farà bene e diventerà un grande coach”
aveva detto il Presidente della Tarros Danilo Caluri ad inizio stagione. Ha
avuto ragione lui e le prospettive di ulteriore crescita ci sono tutte.
Ad
inizio stagione quella di affidarti la guida della Tarros era stata definita
una scommessa, ora possiamo dire senza rischio di essere smentiti che, se di
scommessa si trattava, sicuramente è stata vinta. Promozione al termine di un campionato straordinario, con 2 sole
sconfitte in 30 partite: tutto al primo anno su una panchina di categoria. Un
esordio straordinario frutto di tanto lavoro, ma reso possibile da che cosa?
Cosa c'è alla base? A chi vuoi dire grazie?
Prima
di tutto devo ringraziare la mia famiglia: mia moglie e i miei figli perché non
solo non mi hanno ostacolato nella mia scelta e nel mio lavoro, ma mi sono
stati sempre vicino e sono stati i miei primi supporter, anche se abbiamo
dovuto rinunciare a trascorrere un po’ di tempo insieme, perché quasi tutte le
sere io venivo a Spezia ad allenare. Loro mi hanno sempre incoraggiato e
sostenuto e mi hanno seguito in tutte le partite. Il mio primo grazie non può
che andare a loro. Il secondo va ad un’altra famiglia: la famiglia Caluri.
Innanzitutto Danilo perché ha creduto in me come allenatore e, un anno fa, era
davvero una scommessa. Lui non ha avuto dubbi, è stato convinto, da sempre, che
avrei fatto bene e mi ha voluto sulla panchina. Poi un grazie va a tutto lo
staff che mi ha affiancato: questa vittoria è anche merito loro. Con
professionalità e caparbietà mi hanno accompagnato in questa avventura e sono
stati preziosissimi per permettermi di lavorare al meglio e con una squadra
che, grazie alla preparazione, è arrivata a fine stagione senza avere il fiato
corto. Nella fase cruciale eravamo ancora tonici, nonostante i tanti mesi di
campionato alle spalle. Grazie quindi al mio vice Alessio Buffa, alla
preparatrice atletica Maria Porcelluzzi, al fisioterapista Gabriele Grillo e a
tutto lo staff medico e, ovviamente, a Giulio lo Torto, davvero prezioso per il
suo lavoro con il gruppo. Un grazie a tutti i ragazzi, dal primo all'ultimo,
perchè hanno reso tutto molto più facile, con il loro costante impegno. Poi un
grazie ai tifosi che non ci hanno mail lasciato soli e ci hanno dato un’ulteriore motivazione per
dare sempre il massimo.
Come
è stato il passaggio da giocatore ad allenatore?
Io sapevo che ormai era arrivato il momento di smettere di giocare e sapevo ancora meglio che “da grande” volevo fare l’allenatore. Fortunatamente ho trovato Caluri che ha creduto da subito in me e la nuova avventura è cominciata. Qui sono stato messo nelle condizioni migliori per lavorare e a quel punto tutto dipendeva da me: non avevo alibi, dovevo dimostrare se come allenatore valevo oppure no. Essere stato un buon giocatore ti dà un po’ di credito nella squadra, tra i ragazzi, ma solo all’inizio, diciamo nel primo mese; poi devi dimostrare di essere un buon condottiero e di sapere davvero guidare la squadra, sia per quanto riguarda l’aspetto tecnico e tattico, sia sul piano psicologico. Devo dirlo che farlo con questi ragazzi mi ha reso tutto più facile perché ho trovato un bel gruppo, preparato su entrambi i fronti, tecnico e mentale, e abituato a lavorare molto. Per questo devo aggiungere un grazie alla lista precedente: grazie a chi ha guidato la squadra prima di me. E ne aggiungo subito un altro: grazie, all’11° e 12° uomo, Perli e Coari, che durante tutta la stagione si sono allenati con lo stesso impegno e la stessa diligenza degli altri, pur sapendo che avrebbero avuto la possibilità di giocare solo nel caso in cui fosse stato indisponibile uno dei compagni. Questo ti permette di poter contare su 12 giocatori, invece che su 10, e in campionato è molto importante. Insomma, è stato un esordio straordinario, al di là di ogni più rosea aspettativa: non posso che essere contentissimo. Spero di continuare su questa strada e di togliermi tante altre soddisfazioni.
Io sapevo che ormai era arrivato il momento di smettere di giocare e sapevo ancora meglio che “da grande” volevo fare l’allenatore. Fortunatamente ho trovato Caluri che ha creduto da subito in me e la nuova avventura è cominciata. Qui sono stato messo nelle condizioni migliori per lavorare e a quel punto tutto dipendeva da me: non avevo alibi, dovevo dimostrare se come allenatore valevo oppure no. Essere stato un buon giocatore ti dà un po’ di credito nella squadra, tra i ragazzi, ma solo all’inizio, diciamo nel primo mese; poi devi dimostrare di essere un buon condottiero e di sapere davvero guidare la squadra, sia per quanto riguarda l’aspetto tecnico e tattico, sia sul piano psicologico. Devo dirlo che farlo con questi ragazzi mi ha reso tutto più facile perché ho trovato un bel gruppo, preparato su entrambi i fronti, tecnico e mentale, e abituato a lavorare molto. Per questo devo aggiungere un grazie alla lista precedente: grazie a chi ha guidato la squadra prima di me. E ne aggiungo subito un altro: grazie, all’11° e 12° uomo, Perli e Coari, che durante tutta la stagione si sono allenati con lo stesso impegno e la stessa diligenza degli altri, pur sapendo che avrebbero avuto la possibilità di giocare solo nel caso in cui fosse stato indisponibile uno dei compagni. Questo ti permette di poter contare su 12 giocatori, invece che su 10, e in campionato è molto importante. Insomma, è stato un esordio straordinario, al di là di ogni più rosea aspettativa: non posso che essere contentissimo. Spero di continuare su questa strada e di togliermi tante altre soddisfazioni.
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